Tutti gli articoli di Giuseppe Ierolli

I sei romanzi canonici


Ragione e sentimento (Sense and Sensibility)

Orgoglio e pregiudizio (Pride and Prejudice)

L’abbazia di Northanger (Northanger Abbey)

Mansfield Park (Mansfield Park)

Emma (Emma)

Persuasione (Persuasion)

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Jane Austen Grand Tour a Roma: “Mansfield Park”

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Venerdì 24 novembre sarò alla Casa delle Letterature per l’ultima tappa del “Jane Austen Grand Tour” organizzato dalla Jane Austen Society of Italy (JASIT) per celebrare il bicentenario della morte della scrittrice.
Dopo gli incontri di Padova (Emma), Lecce (Ragione e sentimento), Bologna (L’abbazia di Northanger), Milano (Persuasione), Pisa (Orgoglio e pregiudizio) e Perugia (Lady Susan), sarà la volta di Roma con Mansfield Park.
Insieme a me ci sarà Nadia Terranova, scrittrice, traduttrice e janeite.

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Austen su Shakespeare

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Jane Austen, Mansfield Park: illustrazione di C. E. Brock dal cap. 34

I do not think I have had a volume of Shakespeare in my hand before, since I was fifteen. – I once saw Henry the 8th acted. – Or I have heard of it from somebody who did – I am not certain which. But Shakespeare one gets acquainted with without knowing how. It is a part of an Englishman’s constitution. His thoughts and beauties are so spread abroad that one touches them every where, one is intimate with him by instinct. – No man of any brain can open at a good part of one of his plays without falling into the flow of his meaning immediately.”
“No doubt, one is familiar with Shakespeare in a degree,” said Edmund, “from one’s earliest years. His celebrated passages are quoted by every body; they are in half the books we open, and we all talk Shakespeare, use his similes, and describe with his descriptions;

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credo di non aver mai preso in mano un volume di Shakespeare da quando avevo quindici anni. L’Enrico VIII l’ho visto una volta a teatro. O ne ho sentito parlare da qualcuno che l’aveva visto… non ne sono sicuro. Ma Shakespeare lo si conosce anche senza sapere come. Fa parte della natura di un inglese. I suoi pensieri e le sue bellezze sono così diffusi intorno a noi che si percepiscono dappertutto; con lui si ha un rapporto intimo per istinto. Nessuno con un po’ di cervello può entrare in contatto con una parte di valore di una delle sue opere senza sentirsi immediatamente inserito nel flusso del suo pensiero.”
“Non c’è dubbio”, disse Edmund, “verso Shakespeare si avverte un certo grado di familiarità fin dall’infanzia. I suoi brani famosi sono citati da tutti; sono nella metà dei libri che apriamo, e tutti parliamo di Shakespeare, usiamo le sue similitudini e descriviamo con le sue descrizioni;

Jane Austen, Mansfield Park, cap. 34

Cronaca del faccia a faccia con Jane Austen

Siamo venuti in possesso, per vie traverse, di un prezioso documento: la copia di una lettera a Jane Austen da parte di una sua amica, una certa Serena, di cui non abbiamo trovato traccia nella biografia della nostra. Qualcuno potrà obiettare circa la sua autenticità, visto che è datata oggi, ma si sa, gli autori muoiono solo quando non c’è più nessuno che li legge, e nel caso di Jane Austen si può dire, senza tema di smentite, che sia più viva che mai.

Roma, 31 gennaio 2010

Mia carissima Jane,

ieri finalmente c’è stata la serata di cui ti ho scritto un mese fa. È stato un trattenimento assolutamente delizioso, sia grazie ai nostri ospiti (il gruppo di lettori accaniti I Libri In Testa, di cui ti ho già parlato) sia grazie al numeroso pubblico di, non arrossire ti prego, tuoi fan sfegatati.

Che emozione: un invito per una serata dedicata alla mia cara Jane nel mezzo della stagione mondana e nel centro di Roma! Mi sono imposta, come tu stessa mi hai suggerito, di non svenire e per ciò mi sono portata una boccetta di sali. E ce n’era ben donde giacché la saletta del piano superiore della storica libreria Croce era piccolissima invero per tutto il pubblico, in maggioranza donne, accorso. Ben presto ha cominciato a fare un caldo da morire. Un gentiluomo, anziano quanto basta per desiderare di differire oltremodo l’ora della sua dipartita, ha perciò chiesto di accendere l’aria condizionata e così abbiamo tutti potuto respirare.

Ho notato con disappunto che il gruppo dei Libri in Testa continua a sfoltirsi, stavolta il signor Governatori era assente, per impegni nelle Marche mi hanno detto – imperdonabile! In sua rappresentanza abbiamo avuto però la sua deliziosa moglie accompagnata dalla figliola, mascherata per il carnevale, che cresce e diventa sempre più graziosa. I restanti Libri In Testa erano i signori Brandolini, Cipollone, Ierolli e la signorina Giuliani.

L’atmosfera nella sala era elettrica, il pubblico sovraeccitato ha puntualmente e continuamente commentato quello che i Libri In Testa andavano leggendo e dicendo, ora approvando ora dissentendo vigorosamente, come quando il signor Libro In Testa Cipollone ha usato – orrore – un’edizione vecchissima di Orgoglio e Pregiudizio nella quale i nomi erano stati ingiustificatamente tradotti nella nostra lingua (figurati: Giovanna al posto di Jane, da far ridere i polli!). Immediatamente da dietro di me diverse voci hanno individuato l’edizione che lui aveva bollandola come “vecchia” e citandone numerose di più aggiornate. Ma il signor Cipollone ha avuto modo di riscattarsi, come ti dirò.

Proprio la gentildonna che mi sedeva dietro era preparatissima su di te, sui tuoi libri e sui film tratti da essi, quasi quanto il signor Libro In Testa Ierolli che, ho scoperto in questa serata, ti ha dedicato un sito internet e una traduzione delle tue deliziose opere giovanili. Il signor Ierolli ha, in virtù della sua approfondita conoscenza austeniana, tenuto banco per tutta la serata, avendo come appassionato controcanto quello della signorina Libro In Testa Giuliani, di cui poi ti dirò. Loro due hanno letto diversi brani dei tuoi romanzi, dai quali si capiva tutto il tuo affascinante stile: l’arte di scrivere con un pennellino finissimo su un quadratino di avorio, la capacità di dire tutto dando l’impressione di parlare di niente.

La signorina Libro In Testa Giuliani ha letto un brano nel quale giustamente si deploravano i fidanzamenti come inutili lungaggini, soprattutto se non finalizzati al matrimonio. Per quanto mi sia sforzata, allungando il collo a destra e a manca, non sono riuscita a capire se tali parole fossero indirizzate ad un giovanotto in particolare presente in sala. Se in futuro ne saprò di più, non mancherò certamente di aggiornarti!

Il signor Libro In Testa Brandolini ha cercato più volte di intervenire proponendo delle sue letture e riflessioni, ma con scarsi risultati. Ti dicevo del signor Cipollone. Egli si è riscattato leggendoci alla fine un brano da Emma nel quale si biasimava l’egocentrismo di chi costringe gli altri a lasciare il focolare domestico per andare a fargli visita, specialmente quando è brutto tempo – e invero ieri pioveva e faceva freddo – ma noi non abbiamo nulla da perdonare a chi ci ha donato una serata così piacevole.

Con questo penso di averti dato un’idea abbastanza chiara degli accadimenti di ieri. Ti saluto affettuosamente, la tua cara

Serena

Un santo innevato? no, una governante ai fornelli

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Nel cap. 11 di Pride and Prejudice, Jane Austen scrive: “but as for the ball, it is quite a settled thing; and as soon as Nicholls has made white soup enough I shall send round my cards.” (siamo a Netherfield, e Mr Bingley parla del ballo che sta organizzando). “Nicholls” è il nome della governante di Netherfield e “white soup” è “[una zuppa] fatta con diversi e costosi ingredienti, in particolare mandorle, panna e tuorli d’uovo.” (traduco dalle note dell’edizione Cambridge del 2006 – nell’OED – tra le varie parole composte alla voce “white” – è citato proprio questo brano della Austen). Evidentemente la preparazione della “white soup” doveva essere abbastanza laboriosa, visto che Mr Bingley dice, più o meno: “quanto al ballo, è cosa fatta; e non appena Nicholls avrà preparato zuppa bianca a sufficienza manderò gli inviti.”

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Nelle maggior parte delle traduzioni italiane però, a partire dalla prima di Giulio Caprin del 1932 (Orgoglio e prevenzione, poi diventato Orgoglio e pregiudizio), sia “Nicholls” che “white soup” diventano tutt’altro; riporto quelle che ho:

“ma il ballo è cosa ormai stabilita e appena san Nicolò avrà mostrato un po’ della sua barba bianca manderò gl’inviti.” (Giulio Caprin, Mondadori)

“quanto al ballo è già cosa combinata, e appena S, Nicolò avrà fatto la sua apparizione, manderò gli inviti.” (Itala Castellini e Natalia Rosi, Tariffi, poi ripresa da Newton Compton)

“ma il ballo è deciso e appena San Nicola avrà portato un po’ di neve manderò gli inviti.” (Isa Maranesi, Garzanti)

“per quanto riguarda il ballo, è una cosa ormai decisa e, non appena san Nicola avrà preparato neve a sufficienza, manderò gli inviti.” (Cecilia Montonati, Giunti)

“ma quanto al ballo, è cosa stabilita, e, non appena San Nicola avrà mostrato un po’ del suo candore manderò gli inviti.” (Fernanda Pivano, Einaudi)

“quanto al ballo, è già tutto deciso e non appena sarà il giorno di San Nicola, farò circolare gli inviti.” (Melania La Russa, Barbera)

In pratica la governante diventa san Nicola e la white soup diventa neve. Ci sono alcune eccezioni. Due ce l’ho:

“ma, quanto al ballo, è ormai una cosa decisa e non appena Nicholls avrà preparato brodo bianco in dose sufficiente per tutti, spedirò gli inviti.” (Maria Luisa Agosti Castellani, Rizzoli)

“ma per quel che riguarda il ballo, è cosa ormai decisa, e non appena Nicholls avrà preparato brodo di pollo a sufficienza, invierò gli inviti.” (Barbara Placido, La Repubblica)

Altre due mi sono state segnalate nel forum dedicato a Jane Austen su Anobii:

“In quanto al ballo, ormai è cosa decisa; e non appena Nicholls avrà finito di preparare brodo bianco sufficiente per tutti, spedirò gli inviti.” (traduttore non indicato, Gulliver)

«Io ho una versione della Fabbri Editori; Maria Pia Balboni usa “Nicholls”e “brodo bianco” (in una nota a piè di pagina spiega cos’è).»

Si può presumere che il travisamento iniziale di Caprin sia nato da quella “white soup” che non era riuscito a decifrare, insieme a quel nome, Nicholls, che qui viene citato per la prima volta, e che molti dei traduttori successivi si siano accodati. Il nome della governante è citato solo un’altra volta (nel cap. 53, o undicesimo del terzo volume), ma in questo caso tutti lo interpretano correttamente.

Una doverosa precisazione: errori del genere possono benissimo capitare, ma, se è giusta la mia supposizione circa il fatto che gli altri abbiano avuto gli stessi dubbi e si siano accodati a Caprin, qui non è l’errore in sé a essere importante, ma la sua reiterazione da parte di altri, ovvero preferire la soluzione più comoda rispetto alle ricerche che spesso una traduzione costringe a fare. Ci sarà una qualche relazione con la poca considerazione, anche economica, che viene di solito concessa al mestiere di traduttore?