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Mansfield Park compie duecento anni

Stasera festeggeremo il bicentenario della prima edizione di Mansfield Park di Jane Austen.
Vi aspettiamo alla libreria Altroquando (Via del Governo Vecchio 82/83 – Roma) alle 19.15 (più o meno).

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Austen su Shakespeare

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Jane Austen, Mansfield Park: illustrazione di C. E. Brock dal cap. 34

I do not think I have had a volume of Shakespeare in my hand before, since I was fifteen. – I once saw Henry the 8th acted. – Or I have heard of it from somebody who did – I am not certain which. But Shakespeare one gets acquainted with without knowing how. It is a part of an Englishman’s constitution. His thoughts and beauties are so spread abroad that one touches them every where, one is intimate with him by instinct. – No man of any brain can open at a good part of one of his plays without falling into the flow of his meaning immediately.”
“No doubt, one is familiar with Shakespeare in a degree,” said Edmund, “from one’s earliest years. His celebrated passages are quoted by every body; they are in half the books we open, and we all talk Shakespeare, use his similes, and describe with his descriptions;

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credo di non aver mai preso in mano un volume di Shakespeare da quando avevo quindici anni. L’Enrico VIII l’ho visto una volta a teatro. O ne ho sentito parlare da qualcuno che l’aveva visto… non ne sono sicuro. Ma Shakespeare lo si conosce anche senza sapere come. Fa parte della natura di un inglese. I suoi pensieri e le sue bellezze sono così diffusi intorno a noi che si percepiscono dappertutto; con lui si ha un rapporto intimo per istinto. Nessuno con un po’ di cervello può entrare in contatto con una parte di valore di una delle sue opere senza sentirsi immediatamente inserito nel flusso del suo pensiero.”
“Non c’è dubbio”, disse Edmund, “verso Shakespeare si avverte un certo grado di familiarità fin dall’infanzia. I suoi brani famosi sono citati da tutti; sono nella metà dei libri che apriamo, e tutti parliamo di Shakespeare, usiamo le sue similitudini e descriviamo con le sue descrizioni;

Jane Austen, Mansfield Park, cap. 34

Cronaca del faccia a faccia con Jane Austen

Siamo venuti in possesso, per vie traverse, di un prezioso documento: la copia di una lettera a Jane Austen da parte di una sua amica, una certa Serena, di cui non abbiamo trovato traccia nella biografia della nostra. Qualcuno potrà obiettare circa la sua autenticità, visto che è datata oggi, ma si sa, gli autori muoiono solo quando non c’è più nessuno che li legge, e nel caso di Jane Austen si può dire, senza tema di smentite, che sia più viva che mai.

Roma, 31 gennaio 2010

Mia carissima Jane,

ieri finalmente c’è stata la serata di cui ti ho scritto un mese fa. È stato un trattenimento assolutamente delizioso, sia grazie ai nostri ospiti (il gruppo di lettori accaniti I Libri In Testa, di cui ti ho già parlato) sia grazie al numeroso pubblico di, non arrossire ti prego, tuoi fan sfegatati.

Che emozione: un invito per una serata dedicata alla mia cara Jane nel mezzo della stagione mondana e nel centro di Roma! Mi sono imposta, come tu stessa mi hai suggerito, di non svenire e per ciò mi sono portata una boccetta di sali. E ce n’era ben donde giacché la saletta del piano superiore della storica libreria Croce era piccolissima invero per tutto il pubblico, in maggioranza donne, accorso. Ben presto ha cominciato a fare un caldo da morire. Un gentiluomo, anziano quanto basta per desiderare di differire oltremodo l’ora della sua dipartita, ha perciò chiesto di accendere l’aria condizionata e così abbiamo tutti potuto respirare.

Ho notato con disappunto che il gruppo dei Libri in Testa continua a sfoltirsi, stavolta il signor Governatori era assente, per impegni nelle Marche mi hanno detto – imperdonabile! In sua rappresentanza abbiamo avuto però la sua deliziosa moglie accompagnata dalla figliola, mascherata per il carnevale, che cresce e diventa sempre più graziosa. I restanti Libri In Testa erano i signori Brandolini, Cipollone, Ierolli e la signorina Giuliani.

L’atmosfera nella sala era elettrica, il pubblico sovraeccitato ha puntualmente e continuamente commentato quello che i Libri In Testa andavano leggendo e dicendo, ora approvando ora dissentendo vigorosamente, come quando il signor Libro In Testa Cipollone ha usato – orrore – un’edizione vecchissima di Orgoglio e Pregiudizio nella quale i nomi erano stati ingiustificatamente tradotti nella nostra lingua (figurati: Giovanna al posto di Jane, da far ridere i polli!). Immediatamente da dietro di me diverse voci hanno individuato l’edizione che lui aveva bollandola come “vecchia” e citandone numerose di più aggiornate. Ma il signor Cipollone ha avuto modo di riscattarsi, come ti dirò.

Proprio la gentildonna che mi sedeva dietro era preparatissima su di te, sui tuoi libri e sui film tratti da essi, quasi quanto il signor Libro In Testa Ierolli che, ho scoperto in questa serata, ti ha dedicato un sito internet e una traduzione delle tue deliziose opere giovanili. Il signor Ierolli ha, in virtù della sua approfondita conoscenza austeniana, tenuto banco per tutta la serata, avendo come appassionato controcanto quello della signorina Libro In Testa Giuliani, di cui poi ti dirò. Loro due hanno letto diversi brani dei tuoi romanzi, dai quali si capiva tutto il tuo affascinante stile: l’arte di scrivere con un pennellino finissimo su un quadratino di avorio, la capacità di dire tutto dando l’impressione di parlare di niente.

La signorina Libro In Testa Giuliani ha letto un brano nel quale giustamente si deploravano i fidanzamenti come inutili lungaggini, soprattutto se non finalizzati al matrimonio. Per quanto mi sia sforzata, allungando il collo a destra e a manca, non sono riuscita a capire se tali parole fossero indirizzate ad un giovanotto in particolare presente in sala. Se in futuro ne saprò di più, non mancherò certamente di aggiornarti!

Il signor Libro In Testa Brandolini ha cercato più volte di intervenire proponendo delle sue letture e riflessioni, ma con scarsi risultati. Ti dicevo del signor Cipollone. Egli si è riscattato leggendoci alla fine un brano da Emma nel quale si biasimava l’egocentrismo di chi costringe gli altri a lasciare il focolare domestico per andare a fargli visita, specialmente quando è brutto tempo – e invero ieri pioveva e faceva freddo – ma noi non abbiamo nulla da perdonare a chi ci ha donato una serata così piacevole.

Con questo penso di averti dato un’idea abbastanza chiara degli accadimenti di ieri. Ti saluto affettuosamente, la tua cara

Serena

Un santo innevato? no, una governante ai fornelli

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Nel cap. 11 di Pride and Prejudice, Jane Austen scrive: “but as for the ball, it is quite a settled thing; and as soon as Nicholls has made white soup enough I shall send round my cards.” (siamo a Netherfield, e Mr Bingley parla del ballo che sta organizzando). “Nicholls” è il nome della governante di Netherfield e “white soup” è “[una zuppa] fatta con diversi e costosi ingredienti, in particolare mandorle, panna e tuorli d’uovo.” (traduco dalle note dell’edizione Cambridge del 2006 – nell’OED – tra le varie parole composte alla voce “white” – è citato proprio questo brano della Austen). Evidentemente la preparazione della “white soup” doveva essere abbastanza laboriosa, visto che Mr Bingley dice, più o meno: “quanto al ballo, è cosa fatta; e non appena Nicholls avrà preparato zuppa bianca a sufficienza manderò gli inviti.”

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Nelle maggior parte delle traduzioni italiane però, a partire dalla prima di Giulio Caprin del 1932 (Orgoglio e prevenzione, poi diventato Orgoglio e pregiudizio), sia “Nicholls” che “white soup” diventano tutt’altro; riporto quelle che ho:

“ma il ballo è cosa ormai stabilita e appena san Nicolò avrà mostrato un po’ della sua barba bianca manderò gl’inviti.” (Giulio Caprin, Mondadori)

“quanto al ballo è già cosa combinata, e appena S, Nicolò avrà fatto la sua apparizione, manderò gli inviti.” (Itala Castellini e Natalia Rosi, Tariffi, poi ripresa da Newton Compton)

“ma il ballo è deciso e appena San Nicola avrà portato un po’ di neve manderò gli inviti.” (Isa Maranesi, Garzanti)

“per quanto riguarda il ballo, è una cosa ormai decisa e, non appena san Nicola avrà preparato neve a sufficienza, manderò gli inviti.” (Cecilia Montonati, Giunti)

“ma quanto al ballo, è cosa stabilita, e, non appena San Nicola avrà mostrato un po’ del suo candore manderò gli inviti.” (Fernanda Pivano, Einaudi)

“quanto al ballo, è già tutto deciso e non appena sarà il giorno di San Nicola, farò circolare gli inviti.” (Melania La Russa, Barbera)

In pratica la governante diventa san Nicola e la white soup diventa neve. Ci sono alcune eccezioni. Due ce l’ho:

“ma, quanto al ballo, è ormai una cosa decisa e non appena Nicholls avrà preparato brodo bianco in dose sufficiente per tutti, spedirò gli inviti.” (Maria Luisa Agosti Castellani, Rizzoli)

“ma per quel che riguarda il ballo, è cosa ormai decisa, e non appena Nicholls avrà preparato brodo di pollo a sufficienza, invierò gli inviti.” (Barbara Placido, La Repubblica)

Altre due mi sono state segnalate nel forum dedicato a Jane Austen su Anobii:

“In quanto al ballo, ormai è cosa decisa; e non appena Nicholls avrà finito di preparare brodo bianco sufficiente per tutti, spedirò gli inviti.” (traduttore non indicato, Gulliver)

«Io ho una versione della Fabbri Editori; Maria Pia Balboni usa “Nicholls”e “brodo bianco” (in una nota a piè di pagina spiega cos’è).»

Si può presumere che il travisamento iniziale di Caprin sia nato da quella “white soup” che non era riuscito a decifrare, insieme a quel nome, Nicholls, che qui viene citato per la prima volta, e che molti dei traduttori successivi si siano accodati. Il nome della governante è citato solo un’altra volta (nel cap. 53, o undicesimo del terzo volume), ma in questo caso tutti lo interpretano correttamente.

Una doverosa precisazione: errori del genere possono benissimo capitare, ma, se è giusta la mia supposizione circa il fatto che gli altri abbiano avuto gli stessi dubbi e si siano accodati a Caprin, qui non è l’errore in sé a essere importante, ma la sua reiterazione da parte di altri, ovvero preferire la soluzione più comoda rispetto alle ricerche che spesso una traduzione costringe a fare. Ci sarà una qualche relazione con la poca considerazione, anche economica, che viene di solito concessa al mestiere di traduttore?

 

L’altra Austen. 4: Sanditon

blog01012010Un paesino sulla costa; un intraprendente ed entusiasta imprenditore, in fin dei conti anche simpatico, che sogna di farlo diventare una località alla moda e di attirare frotte di turisti; una ricca nobildonna, meno entusiasta e più attenta al tornaconto economico, che si associa all’imprenditore, ma con giudizio; sorelle e fratelli dell’imprenditore che cercano, ciascuno come può, di aiutare il fratello nell’impresa. E poi, naturalmente, alcuni giovani pronti per l’innamoramento: il romantico un po’ sopra le righe, la ragazza giudiziosa, un’altra ragazza un po’ misteriosa, un’altra ancora che cerca di ingraziarsi la ricca zia. Questo è lo scenario iniziale di Sanditon, l’ultimo romanzo di Jane Austen.

Solo che non sapremo mai come va a finire, perché, iniziato a gennaio del 1817, fu poco dopo abbandonato per l’aggravarsi della malattia dell’autrice, che morì pochi mesi dopo, il 18 luglio 1817. Ci restano dodici capitoli (un’ottantina di pagine) che riservano comunque delle sorprese.

Dopo un romanzo ricco di introspezione come Persuasione, dove la vena parodica austeniana resta viva ma è come se fosse messa un po’ in sordina, qui sembra di tornare alla Austen più esuberante dei romanzi precedenti, con in più un’insolita attenzione a un fenomeno come quello della speculazione edilizia che ora ci sembra familiare, ma all’epoca strideva con la concezione del “gentiluomo che è tale perché non ha bisogno di lavorare”, anche se di speculatori, edilizi e non, ce n’erano molti anche nell’Inghilterra di primo Ottocento. Un tuffo in un territorio che la Austen non aveva mai esplorato e può far immaginare, ma ovviamente è solo un’ipotesi, che se le fossero stati concessi altri anni di scrittura avremmo potuto vedere sviluppi imprevisti nei suoi romanzi.

Ma dobbiamo per forza accontentarci di quello che c’è; se si supera la delusione dell’incompiutezza, Sanditon ha un fascino particolare e la lettura non delude chi ha amato i sei “romanzi canonici”.

L’altra Austen. 3: I Watson

Pblog22122009erché Jane Austen lasciò incompiuto I Watson? perché la sua vita somigliava troppo a quella delle sorelle Watson? perché era distratta dai divertimenti di Bath? perché non le piaceva più? perché morì il padre e aveva altro a cui pensare? Nessuno lo sa. Ma è un frammento che vale la pena di leggere, e magari la voglia aumenta leggendo quello che ne scrisse Virginia Woolf:

Quali ne sono le componenti? Un ballo in una città di provincia; alcune coppie che si incontrano e si tengono per mano in una sala dove si mangia e si beve un po’; e, come “catastrofe”, un ragazzo che viene umiliato da una signorina e trattato con bontà da un’altra. Nessuna tragedia, nessun eroismo. Eppure, per qualche motivo, la scenetta ci commuove in modo del tutto sproporzionato all’apparente banalità. Il comportamento di Emma nella sala da ballo ci ha permesso di capire quanto riguardosa, tenera e spinta da sentimenti sinceri si sarebbe rivelata nelle crisi più gravi della vita che inevitabilmente, mentre la seguiamo, si dispiegano ai nostri occhi. Jane Austen padroneggia un’emozione molto più profonda di quanto non emerga in superficie. Ci stimola a fornire quel che manca. Lei pare offrire solo un’inezia che però si espande nella mente del lettore arricchendo certe scene a prima vista insignificanti di una vitalità quanto mai duratura.

C’è una frase che per me è particolarmente rivelatrice: “Jane Austen padroneggia un’emozione molto più profonda di quanto non emerga in superficie.” Una considerazione che può essere tranquillamente estesa ai suoi romanzi più famosi.

Un’altra frase (che è conseguente a quella che ho trascritto prima): “Eppure, per qualche motivo, la scenetta ci commuove in modo del tutto sproporzionato all’apparente banalità.” me ne ha ricordata una molto simile di Harold Bloom su Emily Dickinson: “Non c’è banalità che sopravviva alla sue prese di possesso”.

<Il brano è tratto da: Virginia Woolf, “Jane Austen”, in Il lettore comune, trad. di Daniela Guglielmino, il melangolo, Genova, 1995, vol. I, pagg. 156-57.

La frase di Bloom su Emily Dickinson da: Harold Bloom, Il canone occidentale, trad. di Francesco Saba Sardi, Bompiani, Milano, 2000, pag. 261.

L’altra Austen. 2: Lady Susan

blog15122009Lady Susan è un breve romanzo epistolare, scritto intorno agli anni 1794/95 da una Jane Austen non ancora ventenne. La prima cosa che salta agli occhi leggendolo è la particolarità di un’eroina assolutamente “negativa”, un unicum nell’opera austeniana, che, a parte qualche personaggio nei brevi pezzi degli Juvenilia, riserva questo ruolo solo ai comprimari, che lo recitano in funzione alternativa alle doti positive delle eroine dei romanzi canonici oppure funzionale alla loro “crescita” (Willoughby-Marianne, Wickham-Elizabeth, il gen. Tilney-Catherine, Mrs. Norris/Henry Crawford-Fanny, Frank Churchill/Emma, Willliam Elliot/Anne).

In più, Lady Susan rivendica in modo assolutamente privo di qualsiasi remora morale, in particolare nelle lettere all’amica Alicia Johnson, il proprio diritto a dar libero corso alle proprie voglie, che si tratti di sedurre il marito di un’amica, un possibile corteggiatore della figlia di costui, il fratello della cognata, e, infine, il ricco sciocco rifiutato dalla figlia, o di accattivarsi le simpatie di chi, in un modo o nell’altro, può tornarle utile.

Nei confronti poi della timida figlia Frederica l’amore materno di Lady Susan si rivela in tutta la sua pienezza: “e se questa figlia non fosse la più grande babbea sulla faccia della terra…”,  “È una tagazza stupida e priva di qualsiasi attrattiva.”, “Ma ora basta con questa ragazza seccante.”

I brani più belli sono proprio quelli in cui Lady Susan racconta all’amica le sue macchinazioni, i suoi languidi sospiri per accattivarsi la spalla di turno, scritti con una tale abilità e sicurezza che il lettore non può fare a meno di ammirare il talento di una “cattiva” così affascinante e, sotto sotto, di restarne abbindolato anche lui.

Anche in questo breve romanzo giovanile, la Austen è maestra nell’arte della parodia, nel rovesciare le convenzioni e nel mostrarle a nudo; poi, nei romanzi canonici, attenuerà i toni, la parodia diventerà, relativamente, meno scoperta e, di conseguenza, forse più efficace, ma il gusto del rovesciamento, qui come negli Juvenilia, brilla in modo giocosamento scoperto e irresistibile.

 

L’altra Austen. 1: Juvenilia

blog12122009Gli scritti giovanili di Jane Austen, conosciuti come Juvenilia, furono scritti approssimativamente dal 1787 al 1793, ovvero quando l’autrice aveva dai dodici ai diciassette anni. Sono conservati in volumi manoscritti contrassegnati da tre titoli pomposamente ironici: “Volume the First”, “Volume the Second” e “Volume the Third”, con un giocoso richiamo alla moda del tempo, che prevedeva in genere la pubblicazione dei romanzi in tre volumi (come avvenne per i quattro romanzi di Jane Austen pubblicati durante la sua vita: Sense and Sensibility, Pride and Prejudice, Mansfield Park e Emma).

Sono brani molto diversi l’uno dall’altro, a partire dalla lunghezza: si va dalla mezza pagina scarsa di Un frammento – scritto per inculcare l’esercizio della Virtù, alle oltre quaranta di Catharine, ovvero la pergola. Anche i generi sono molto diversi: frammenti di racconti, romanzi brevi, romanzi epistolari, saggi storici, pezzi teatrali, versi. Ciò che li accomuna è la vivace fantasia di una ragazzina che si diverte a giocare con le proprie letture, con un’ironia e un gusto per la parodia che matureranno poi nei cosiddetti “romanzi canonici”. Qui queste qualità sono allo stato puro, la piccola Jane non si preoccupa troppo dell’ortografia e della sintassi, sembra quasi correre sulle pagine come una bambina, e poi un’adolescente, che si diverta a smontare e rimontare a proprio piacimento i giochi che la appassionavano tanto: la lettura dei romanzi e la messa in scena in famiglia di lavori teatrali adattati alle capacità di figli e parenti degli Austen.

I tre volumi manoscritti rimasero alla sorella Cassandra e dopo la sua morte, nel 1845, passarono a tre diversi componenti della famiglia: il primo al fratello Charles, il secondo al fratello Frank e il terzo al nipote James Edward Austen-Leigh, figlio di James. Ora il primo volume è alla Bodleian Library di Oxford e gli altri due alla British Library. La fama crescente di Jane Austen può essere misurata anche dal prezzo pagato dalle due biblioteche per i diversi volumi, acquisiti dal 1932 al 1988: volume I, 1932, 75 sterline; volume II, 1977, 40.000 sterline; volume III, 1988, 120.000 sterline. Peter Sabor, nell’introduzione all’edizione critica degli Juvenilia, commenta così: “Anche considerando l’inflazione, si tratta di un incremento spettacolare. Per averne un’idea, si confronti il fattore di inflazione dal 1932 al 1988, pari a circa 26, con quello dell’incremento di prezzo per i manoscritti, pari a 1.600.”

Edizioni austeniane (2)

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Nel post precedente sulle edizioni austeniane di Lorenzo Barbera Editore (2 novembre) concludevo con “questa edizione dei romanzi austeniani va presa con le molle.” Ora ho letto le prime cento pagine di Emma (traduzione di Giorgio Borroni) e rettifico: “questa edizione dei romanzi austeniani va assolutamente evitata.” A parte la qualità della traduzione (che dovrebbe essere d’annata visto lo stile di scrittura) ho trovato refusi in quantità, ben al di là della media: in sole cento pagine sono ventisette (magari poi qualcuno mi è anche sfuggito) e, visto che le pagine totali sono 467, non dispero che alla fine si possa arrivare al centinaio.

pag. 7: “Ogni volta che James andrà va a trovare sua figlia,”
pag. 9: “E qualche vi passa per la testa, lo so”
pag. 13: “che non lo avevano mai visto che tanto erano pieni della propria superbia”
pag. 16: “incluse qualche riferimento bella lettera”
pag. 18: “Sotto lo stendardo ti tale parere”
pag. 20: “molto obbligata ala gentilezza”
pag. 22: “le conoscenze che già si era fatta erano non erano degne di lei”
pag. 23: “il fatto di avere a cuore la loro salute gli dispiaceva che essi mangiassero”
pag. 33: “per toglier dalla testa il giovane fattore dalla testa di Harriet”
pag. 35: “e oserei dire e abbia stilato un’ottima lista”
pag. 40: “La percezione di lui a proposito dell’notevole miglioramento”
pag. 48: “e, dopo un po’, si recata a casa”
pag. 55: “il fatto di tenere con loro la ragazza presso di loro il più possibile”
pag. 60: “Nondimeno ero scuro della vostra soddisfazione”
pag. 61: “D’estate con i Marin [Martin] era al culmine della propria contentezza”
pag. 61: “se non fosse stato convinto di n risultarle indifferente”
pag. 63: “avrebbero timore dei delle disgrazie”
pag. 63: “dato che Harriet Smith è una ragazza che prima o si sposerà”
pag. 80: “Isabella non sopportare di non accompagnare il marito”
pag. 81: “gli aveva chiesto così insistentemente di pranzasse con lui”
pag. 82: “diede un’occhiata su Emma e Harriet”
pag. 83: “quasi vicino alla strada quanto era convenente”
pag. 86: “è il male estremo da evi-tare”
pag. 91: “per quella sita troppo breve”
pag. 93: “che trascorresse in un’atmosfera non viziata cordialità”
pag. 95: “e quanto al tenere di poco conto signor Weston”
pag. 100: “per la debolezza di gola di bella [Bella, figlia di John Knightley]”