Austen su Shakespeare

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Jane Austen, Mansfield Park: illustrazione di C. E. Brock dal cap. 34

I do not think I have had a volume of Shakespeare in my hand before, since I was fifteen. – I once saw Henry the 8th acted. – Or I have heard of it from somebody who did – I am not certain which. But Shakespeare one gets acquainted with without knowing how. It is a part of an Englishman’s constitution. His thoughts and beauties are so spread abroad that one touches them every where, one is intimate with him by instinct. – No man of any brain can open at a good part of one of his plays without falling into the flow of his meaning immediately.”
“No doubt, one is familiar with Shakespeare in a degree,” said Edmund, “from one’s earliest years. His celebrated passages are quoted by every body; they are in half the books we open, and we all talk Shakespeare, use his similes, and describe with his descriptions;

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credo di non aver mai preso in mano un volume di Shakespeare da quando avevo quindici anni. L’Enrico VIII l’ho visto una volta a teatro. O ne ho sentito parlare da qualcuno che l’aveva visto… non ne sono sicuro. Ma Shakespeare lo si conosce anche senza sapere come. Fa parte della natura di un inglese. I suoi pensieri e le sue bellezze sono così diffusi intorno a noi che si percepiscono dappertutto; con lui si ha un rapporto intimo per istinto. Nessuno con un po’ di cervello può entrare in contatto con una parte di valore di una delle sue opere senza sentirsi immediatamente inserito nel flusso del suo pensiero.”
“Non c’è dubbio”, disse Edmund, “verso Shakespeare si avverte un certo grado di familiarità fin dall’infanzia. I suoi brani famosi sono citati da tutti; sono nella metà dei libri che apriamo, e tutti parliamo di Shakespeare, usiamo le sue similitudini e descriviamo con le sue descrizioni;

Jane Austen, Mansfield Park, cap. 34

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Edizioni austeniane (2)

blog05112009

Nel post precedente sulle edizioni austeniane di Lorenzo Barbera Editore (2 novembre) concludevo con “questa edizione dei romanzi austeniani va presa con le molle.” Ora ho letto le prime cento pagine di Emma (traduzione di Giorgio Borroni) e rettifico: “questa edizione dei romanzi austeniani va assolutamente evitata.” A parte la qualità della traduzione (che dovrebbe essere d’annata visto lo stile di scrittura) ho trovato refusi in quantità, ben al di là della media: in sole cento pagine sono ventisette (magari poi qualcuno mi è anche sfuggito) e, visto che le pagine totali sono 467, non dispero che alla fine si possa arrivare al centinaio.

pag. 7: “Ogni volta che James andrà va a trovare sua figlia,”
pag. 9: “E qualche vi passa per la testa, lo so”
pag. 13: “che non lo avevano mai visto che tanto erano pieni della propria superbia”
pag. 16: “incluse qualche riferimento bella lettera”
pag. 18: “Sotto lo stendardo ti tale parere”
pag. 20: “molto obbligata ala gentilezza”
pag. 22: “le conoscenze che già si era fatta erano non erano degne di lei”
pag. 23: “il fatto di avere a cuore la loro salute gli dispiaceva che essi mangiassero”
pag. 33: “per toglier dalla testa il giovane fattore dalla testa di Harriet”
pag. 35: “e oserei dire e abbia stilato un’ottima lista”
pag. 40: “La percezione di lui a proposito dell’notevole miglioramento”
pag. 48: “e, dopo un po’, si recata a casa”
pag. 55: “il fatto di tenere con loro la ragazza presso di loro il più possibile”
pag. 60: “Nondimeno ero scuro della vostra soddisfazione”
pag. 61: “D’estate con i Marin [Martin] era al culmine della propria contentezza”
pag. 61: “se non fosse stato convinto di n risultarle indifferente”
pag. 63: “avrebbero timore dei delle disgrazie”
pag. 63: “dato che Harriet Smith è una ragazza che prima o si sposerà”
pag. 80: “Isabella non sopportare di non accompagnare il marito”
pag. 81: “gli aveva chiesto così insistentemente di pranzasse con lui”
pag. 82: “diede un’occhiata su Emma e Harriet”
pag. 83: “quasi vicino alla strada quanto era convenente”
pag. 86: “è il male estremo da evi-tare”
pag. 91: “per quella sita troppo breve”
pag. 93: “che trascorresse in un’atmosfera non viziata cordialità”
pag. 95: “e quanto al tenere di poco conto signor Weston”
pag. 100: “per la debolezza di gola di bella [Bella, figlia di John Knightley]”

Edizioni austeniane

blog02112009

Lorenzo Barbera Editore sta pubblicando i sei romanzi austeniani nella collana “Nuovi classici”. La veste è gradevole e il prezzo pure (10 euro). Finora ne sono usciti cinque: manca soltanto Mansfield Park. L’introduzione (uguale per tutte le uscite salvo per la parte finale, dedicata a ciascun romanzo) è di Sara Poledrelli. Ho cominciato a leggere Emma e mi sono imbattuto subito in alcune inesattezze.

Introduzione, pagg. V-VI:

Prova ulteriore di tale suo riserbo è la testimonianza diretta del nipote (figlio del fratello Henry, presso cui risiedeva, a Chawton…/span>

Il nipote di cui si parla è James-Edward Austen (poi Austen-Leigh), che nel 1870 scrisse una biografia della zia. Ma era figlio di James (il primogenito di casa Austen) e non di Henry (che, pur essendosi sposato due volte, non ebbe figli). La residenza di Chawton, poi, non era di Henry, ma apparteneva a un altro fratello: Edward. Quest’ultima notizia è data poi correttamente qualche pagina dopo (XIV):

Un nuovo spostamento avvenne nel 1809, quando, assieme alla madre e all’inseparabile sorella Cassandra, andò a vivere a Chawton, nell’Hampshire, in una tenuta di proprietà del fratello Edward, vedovo con tre figli.

ma con un’altra inesattezza: Edward era vedovo con undici figli, non tre (la moglie, Elizabeth Bridges, era morta l’anno precedente subito dopo la nascita dell’undicesimo figlio, Brook-John).

Pag. VII:

Sappiamo ch’era figlia di George Austen … e di Cassandra Leigh, avvenente figlia di una insegnante di Oxford.

La madre di Jane Austen era figlia del rev. Thomas Leigh, curato a Harpsden, e l’insegnante di Oxford era lo zio, Theophilus Leigh, fratello maggiore del padre.

Pag. VIII:

Dai sei ai dieci anni, Jane e Cassandra ebbero una prima esperienza scolastica quando si trovarono a frequentare la Abbey School, un istituto affatto deludente che indusse il reverendo George a ritirare le figlie, nel 1785, e a curare personalmente la loro formazione di base.

Jane e Cassandra frequentarono la Abbey School dal luglio 1785 al dicembre 1786. La loro prima esperienza scolastica era del 1783, quando andarono a Oxford, nella scuola di Mrs Cawley, che poi si trasferì a Southampton. L’esperienza durò molto poco: da marzo a settembre, quando nella scuola scoppiò un’epidemia di tifo.

Pag. X:

…quando, nel 1797, fu il reverendo Samuel Blackall a chiedere la sua mano: …

Non risulta che il rev. Blackall chiese mai a Jane Austen di sposarlo. In una sua lettera alla sorella del 1798 Jane Austen cita una frase del reverendo in una lettera da lui inviata a Mrs Lefroy, dalla quale si capisce che l’anno precedente c’era stato un interessamento superficiale, ma nulla di più.

Poi prendo Orgoglio e pregiudizio e in copertina leggo: “Traduzione e note di Franca Severini”, informazione che nella pagina del titolo diventa “Traduzione e note di Melania La Russa”, lasciandomi nel dubbio sull’identità della traduttrice. Insomma, questa edizione dei romanzi austeniani va presa con le molle.

 

Miss Bates o Jane Fairfax?

blog19102009

Sto leggento Il prof è sordo di David Lodge (trad. di Rosetta Palazzi e Mary Gislon, Bompiani, 2009) e arrivato a pag. 132 leggo:

La sordità di colei che mi ha fatto da madre è molto leggera, sapete – quasi inesistente. Basta che io alzi la voce, o che ripeta due o tre volte la stessa frase, e lei capisce di sicuro; d’altronde, è abituata alla mia voce,” dice Jane Fairfax in Emma. Con quanta finezza la Austen allude al senso di irritazione e frustrazione, educatamente celato, dei conoscenti costretti a sopportare la ripetizione di ogni osservazione – anche la più banale – in tono sempre crescente, a beneficio della vecchia signorina Bates.

Mi accorgo che la citazione è sbagliata: in Emma queste parole le dice Miss Bates, e si riferisce alla madre, la “signora” Bates (nel cap 19, anche cap. 1 del volume II). Allora vado a vedere che cosa ha scritto Lodge (il titolo originale è Deaf Sentence):

My mother’s deafness is very trifling you see – just nothing at all. By only raising my voice, and saying anything two or three times over, she is sure to hear; but then she is used to my voice,” says Miss Bates in Emma. How subtly Jane Austen hints at the politely disguised frustration and irritation of the company at having to bear the repetition of every banal remark in louder and louder tones for the benefit of old Mrs Bates.

Insomma, l’originale è corretto ma nella traduzione “My mother’s” diventa “di colei che mi ha fatto da madre”, “Miss Bates” diventa “Jane Fairfax” e  “Mrs Bates” diventa “signorina Bates”. Viene il dubbio che il testo sul quale hanno lavorato le traduttrici sia magari una stesura precedente, che poi Lodge, accortosi dell’errore, ha corretto. Ma anche se fosse così, la citazione da un testo così popolare non andava controllata?